Per una leadership efficace

     

 

 

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Strategie per una leadership positiva

 

La leadership è un processo che consiste nell’ispirare le persone e ottenere attraverso di loro la realizzazione degli obiettivi propri e dell’organizzazione cui si appartiene.

Una leadership positiva è fondamentale affinché le organizzazioni possano prosperare, cambiare e crescere. Oltre a fare la differenza per quanto riguarda i risultati delle aziende che dirigono, i leader sono determinanti anche per la soddisfazione di chi vi lavora. Una buona relazione capo-collaboratore porta alla riduzione dell’assenteismo, al calo del turnover e all’incremento della produttività (Zigarmi et al., 2006).

All’opposto, se in un’organizzazione dovesse trovar spazio una leadership inefficace, si avrebbe una perdita di creatività, energia, efficienza, impegno e produttività dei dipendenti.

 

Da dove nasce una leadership negativa? Certamente non da un deliberato impulso distruttivo, quanto piuttosto da una mancata conoscenza di tecniche, valori e comportamenti. E dall’ignorare che il vantaggio competitivo di un’organizzazione risiede molto di più nel fattore umano, che non in quello tecnologico, strategico o finanziario.

 

Vediamo ora alcuni principi su cui può svilupparsi una leadership positiva.

 

Un leader opera su due piani: il piano ideale e quello esistente. Il suo compito consiste nell’avvicinare l’esistente all’ideale.

Secondo Alberoni, la vera funzione di un leader non è quella di fare tutto, pensare a tutto, controllare e sostituirsi a tutti. Non è nemmeno quella di imporre in ogni campo la sua volontà, di dare ordini minuziosi su ogni argomento, sterilizzando o frustrando la creatività degli altri. Il suo compito ha più a che fare con la visione: "il leader è, prima di tutto, il custode della meta, colui che ricorda ed indica a tutti dove si deve andare, e controlla che la rotta venga tenuta.

Egli deve trasmettere, ad ogni livello dell’organizzazione, il senso della missione, il significato del compito e il senso del dovere."

Solo chi è mosso da una visione può fare ciò che gli altri non riescono nemmeno a pensare o a immaginare.

Ovviamente, il capo deve essere il primo a crederci fermamente. Non può convincere gli altri e trasmettere loro i suoi modelli senza crederci e praticarli lui per primo. E’ con la sua energia, la sua fede ed il suo esempio, ispirando simpatia, fiducia ed entusiasmo nei collaboratori che un leader li può condurre a "mettere a frutto tutte le loro energie e la loro intelligenza". E’ solo in questo modo che può insegnare loro "a guidare, a mobilitare, a dare l’esempio ai propri dipendenti. Cioè a diventare, essi stessi, dei veri capi."

 

Il leader deve avere ed esercitare potere, ma non deve confondere l’autorità con il potere

L’autorità è il titolo che una persona ha in base al ruolo che ricopre e al livello di responsabilità che detiene.

Il potere invece è l’abilità di mantenere una posizione stabile all’interno di un’organizzazione.

Se il leader ha potere, ne beneficia tutta l’azienda. Se invece esercita la sua autorità senza un reale potere, l'intera organizzazione diventa inefficiente.

Il potere è nutrito e rafforzato da scopi positivi, dalla crescita, dal miglioramento, non dall’autorità.

Il leader potrà avere un potere vero e forte solo quando agisce in base a scopi e principi positivi. Troppo spesso, invece, le posizioni di comando sono occupate da persone che sono assetate di potere personale, prestigio e ricchezza.

Ciò cui continuiamo ad assistere, tuttora, è una cultura aziendale che sembra privilegiare le persone egoiste, coinvolte solo nella scalata al vertice e che non hanno né la preoccupazione né il desiderio di creare un ambiente lavorativo stimolante, che includa sia una visione sociale sia dei valori di riferimento per i collaboratori (Zigarmi et al., 2006).

Ma un’impresa raggiunge i suoi più grandi successi quando il gruppo dirigente è formato "da persone che condividono gli stessi fini e in cui ciascuno dimentica i propri interessi personali per darsi totalmente allo scopo comune." (Alberoni, 2002).

Tutti i grandi leader sono caratterizzati da uno scopo e da un fervore inequivocabili.

 

La leadership è basata sulla capacità di ottenere esecuzione agli ordini

La leadership è una qualità diversa, speciale e per pochi (Peters, 2005). Questo non viene recepito da molte aziende che affidano la direzione al migliore "lavoratore", ovvero a chi assurge ai vertici della performance individuale. Ma un leader deve eccellere in ambiti quali l’abilità di dirigere, di coinvolgere gli altri e di attivarli.

I leader, dunque, non sono gli esecutori migliori, ma coloro che riescono ad incentivare, stimolare ed ottenere dai loro collaboratori l’esecuzione migliore.

Senza questa abilità da parte del leader di guidare un gruppo, espanderlo e farlo prosperare, nasceranno conflitti e disaccordi all’interno di un’organizzazione, causati dalla presenza di scopi diversi tra i suoi stessi membri.

Una leadership positiva è quella che è in grado di emettere ordini positivi e di ottenere la loro esecuzione. Perché questo avvenga, è necessario che un leader abbia una presenza carismatica. Questa è una qualità composta da tanti ingredienti, quali la credibilità, il saper infondere fiducia, la perseveranza, la cura dei rapporti, l’interesse per le persone.

 

I leader conoscono a fondo l’animo umano e sanno che le persone, per essere contente di se stesse, devono produrre. Chi non ottiene prodotti di valore attraverso il suo lavoro, infatti, rischia di deprimersi. Chi invece lavora bene, esegue le direttive in maniera scrupolosa ed ottiene risultati positivi contribuisce ad accrescere l’efficienza, la qualità, il benessere dell’organizzazione per cui lavora e di conseguenza, aumenta anche la soddisfazione personale e la qualità della sua vita.

 

L’obiettivo ultimo del leader è la delega: questa si ottiene non gestendo "le carriere" dei collaboratori ma fornendo loro opportunità affinché possano sviluppare le loro competenze e abilità e riescano a gestire in maniera autonoma la loro vita lavorativa.

 

 

Bibliografia di riferimento

Alberoni, F. (2002) L’arte del comando, Franco Angeli, Milano.

Peters, T., (2005) Leadership, Sperling & Kupfer, Milano.

Zigarmi, D., Blanchard, K., O’Connor, M., Edeburn, C. (2006) Essere leader, Sperling & Kupfer, Milano.

 

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